Cronache federali: Vacanze all’Elba 1º

L’agente Solari era su un terrazzino del Mini Hotel Easy Time, sulla collina che sovrasta Rio Marina, isola d’Elba, Toscana, Italia.
Aveva ricevuto l’invito dal suo amico dei Servizi Segreti italiani, il colonnello De Marchi, con i biglietti della Moby Lines per il traghetto da Piombino a Portoferraio, insieme a documenti falsi ma perfettamente legali che li qualificavano come i coniugi Goretti di Pavia.
“Un piccolo cambio di clima rispetto a Planèt Internet.” - pensò Solari, anche se, ormai abituato al freddo polare della sede della Federazione, si sentiva un po’ a disagio nella torrida e riarsa estate italiana.
Dall’interno della stanza la moglie di Solari, sorella Emy della Croce Rossa Italiana, disse: «Non doveva arrivare il tuo amico De Marchi?»
«Probabilmente sta arrivando proprio ora.»
Il traghetto della Toremar delle 20:00 stava attraccando proprio in quel momento al suo molo. Uscirono dalla stiva poche auto, un furgone della Conad e una moto. Poco dopo Solari sentì un’auto arrancare sulla salita ripidissima e tortuosa che portava all’albergo.
L’auto passò sotto il terrazzino e Solari riconobbe il colonnello di fianco al posto di guida. Mentre l’automobile raggiungeva il parcheggio, i coniugi Solari uscirono sulle scale per andare incontro agli ospiti.

Il colonnello De Marchi presentò l’autista, in borghese, come il brigadiere Mario Rossi, anch’egli dei Servizi.
«Siete arrivati in tempo per la cena. Mi sono permesso di ordinare per voi, non siamo al ristorante. Menù casalingo, ma ottimo e abbondante. Non però nel senso che si è obbligati a dire del rancio nell’esercito. E qui non rischiamo ficcanasi come a un ristorante.» - disse Solari.
«Ci fermiamo solo per la cena, non temete, abbiamo una prenotazione per la notte all’albergo in paese. Volevo solo conoscere di persona la famosa signora Solari, l’eroina impavida dell’Afghanistan. Buona sera, signora, fortunatissimo di conoscerla.»
La signora Solari si schermì.
«Temo che mi abbiano dipinto esageratamente, colonnello. Ho fatto solo il mio dovere di crocerossina, sperando per il meglio. Ma spero di non essere così famosa come lei dice.»
«Non si preoccupi, signora, è famosa solo in circoli ristrettissimi. Ma andiamo alla sua cena, Solari, che devo raccontarle qualcosa.»
«Andiamo allora, che mi dispiace tenere in ballo le brave persone che gestiscono l’albergo a conduzione familiare. Hanno già fatto uno strappo per la vostra cena solo per l’Arma.»
«Spero che non abbia dato come referenza i Servizi, Solari!»
«Ma colonnello!»

Il gruppo, guidato da Solari, entrò nella reception-bar. I nuovi ospiti salutarono i proprietari e tutti si accomodarono nella veranda chiusa che faceva da sala da pranzo. Si accomodarono al tavolo numero 3, riservato ai Solari, preparato per quattro persone.
«Ci scusi, signora, se parleremo un po’ di lavoro.» - si giustificò De Marchi e aggiunse per Solari - «Il mio brigadiere è perfettamente al corrente della situazione.»
«Non ne dubitavo, colonnello. Parli pure.»
«Prima di tutto gli affari. Parliamo della guerra iraniana, che voi della Federazione dichiarate imminente sul vostro sito.»
«Sa qualcosa in contrario, colonnello?» - chiese Solari preoccupato.
Pausa per l’arrivo degli spaghetti ai granchiolini.
«Prima la signora e suo marito.» - disse il colonnello.
«No, grazie. Io ho ordinato una toscanissima minestra al farro.» - replicò Solari.
«Peccato non averlo saputo. Tornando all’Iran, l’Impero sta facendo campagna per arruolare Stati occidentali. Anche l’Italia deve dare la sua risposta, anche se l’amministrazione americana punta maggiormente sui Paesi dell’est europeo. Comunque anche Lacchè Berlüsca dovrà mandare qualcosa, e stavolta ci toccherà mettere in conto dei morti. Tuttavia...»
Solari intuì dei problemi dall’esitazione del colonnello.
«Sta diventando un sovversivo, colonnello. Comunque, non tutto fila liscio?»

«Uhm, da quello che posso capire, l’amministrazione di bwana Bush ha qualche esitazione. La Road Map non roda affatto, mentre preferirebbero che Israele avesse le mani libere dal problema palestinese, se per caso la Siria decidesse qualche colpo di mano in Iraq alle spalle del fronte. Lo stesso Iraq è un casino, come base principale d’attacco.
Ma, soprattutto, gennaio è proprio l’avvio dell’anno per la rielezione. Un successo militare in Iran potrebbe fare dimenticare i morti in Iraq, le grandi balle spacciate, il poco petrolio recuperato che non ripaga le spese sostenute, l’economia americana a pezzi. Ma se dovessero fioccare le perdite, sarebbe un disastro elettorale.»
«Cosa pensano di fare allora, colonnello De Marchi?»
«Non lo sanno neanche loro. Alcuni premono per la guerra, costi quello che costi, prima che l’Iran riesca a darsi armi atomiche. Altri, invece, sono per il rinvio a dopo le elezioni, sempre che le vincano. Questo slitterebbe la guerra al gennaio 2005, o al più presto a ottobre 2004.»
«Con quattro anni interi davanti senza più l’incubo elettorale.»
De Marchi scosse la testa.
«No, no, Solari. Quello temo che l’avranno ancora. Intanto vorrebbero sfruttare il rinvio della guerra per eliminare l’emendamento costituzionale che forza due presidenze al massimo.

Con la scusa che anche Roosvelt è stato eletto cinque volte, per non cambiare timoniere durante la guerra.»
«Immagino in nome della democrazia.» - intervenne Solari - «Se il popolo vuole la stessa guida, perché negarglielo? È proprio una cosa antidemocratica.»
«Più o meno. In ogni caso, se la cosa non fosse fattibile, devono pensare a far succedere a bwana Bush un altro esponente della cricca imperiale per il 2008, se vogliono continuare la politica di America padrona. Quindi non ci saranno comunque quattro anni pieni senza problemi elettorali.»
Solari cercò di alleggerire un poco il clima.
«Capisco. Ma cosa mi dice di questi spaghetti?»
«Ottimi davvero. Farò i miei complimenti al cuoco. Buono anche questo bianco sfuso. Fresco, frizzante. Scende che è un piacere, ma è un po’ forte. Vada calmo, brigadiere, che deve essere traditore e lei poi mi deve portare giù da quella stradina micidiale.»
«Ha visto, colonnello?» - intervenne la signora Solari - «Roba da sudori freddi ogni volta. E tocca sempre a me, vero Giovanni?»
«Visto che ti viene bene, cedo alla competenza.»
La ragazza, figlia dei proprietari dell’hotel, ritirò i piatti e poco più tardi portò quattro piatti con una gran fetta di dentice ai ferri. Solari cambiò argomento.
«Cosa mi dice, colonnello, della figuraccia del dossier nigeriano sugli acquisti di uranio di Saddam?»

«Bravo, Solari, la credevo un amico. Cosa rigira il coltello nella piaga? Comunque, io non c’entro. È stata una trappolona della CIA.
La nostra sezione africana non è la migliore dei servizi, però, da quanto ho saputo, aveva fiutato l’inganno e i vertici dei servizi ancora di più. Ma al nostro capo del governo non è parso vero di farsi bello con gli americani e ci ha costretto a comperare i dossier taroccati. Una sacco di dollari, per giunta, per comperare un falso preparato della CIA, dato al Niger perché lo rifilasse a noi, che glielo portavamo, gongoli come bagonghi, così loro avevano le mani pulite. Così bwana Bush ha potuto ingannare il Congresso sulla nuova minaccia e fare ricadere la colpa sull’Italia se fosse venuta a galla la bufala, come è successo. Ci ha pensato Blair, per alleggerirsi delle proprie balle. Non mi aspetto molta lealtà tra servizi, anche alleati, ma una carognata così, farci passare per imbecilli... E il nostro governo? Ha scaricato la figura di merda tutta su di noi, quando siemo stati costretti da lui ad adeguarci. Sono depresso, Solari. Una volta i servizi erano un’altra cosa.»
«Era tutto un’altra cosa, colonnello, prima dell’Impero e dei suoi servi.»
Ci fu un momento di silenzio per meditare sui vecchi tempi e sul dentice.
«Mi dimenticavo, piccioncini Solari. Il maggiore Gandolfi vi manda i suoi più calorosi saluti. Siamo rimasti in contatto. Adesso è diventato colonnello, a dire la verità.»

«Lo saluti tanto e lo ringrazi ancora da parte nostra.» - disse la moglie di Solari.«Certo.» - si unì Solari - «E lei, colonnello, altre promozioni in vista?»
«Sì, quella di pensionamento. Per raggiunti limiti di età. Tra un anno, generale e pensionato. Ormai bisogna fare largo ai giovani, più pronti alle flessioni verso i nuovi padroni. Niente critiche a Lacchè Berlüsca. Noi vecchi siamo un po’ rigidi di giunture.»
«Un grande peccato, colonnello, per un uomo della sua esperienza. Se non se la sente ancora di fare il pensionato, mi chiami e le offro un incarico nel S.I.F. Le garantisco che non avrà alcun conflitto con il giuramento di Carabiniere.»
«Se me lo garantisce lei, ne sono certo. Ci penserò seriamente, Solari, parola d’onore. Eccellente questo dentice. Cucinato proprio a meraviglia.»
«Ero certo che avrebbe apprezzato. Cucina casalinga ma eccellente.»
«Una metafora dei nostri tempi. Le cose semplici sono il sale della vita, ma ora va di moda l’orpello arzigogolato da cafoni arricchiti.»
«Ben detto, colonnello. E intanto i lestofanti, sotto false parole, si fanno imperi e affaracci propri.»
«Alla Federazione!» - esclamò De Marchi, alzando l’ultimo bicchiere.
«Alla Federazione!» - risposero tutti, compreso il brigadiere.